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Rimborsi spese nello smart working: cosa si può dare al dipendente nel 2026

Aggiornato il 6 ottobre 2026A cura del team HelpwebnetLettura: 9 minuti

Nessuna legge obbliga il datore a rimborsare luce o internet a chi lavora in smart working: lo decidono contratto collettivo, accordo individuale o regolamento aziendale. Se l'azienda rimborsa, conta l'art. 51 del TUIR: il rimborso è esente solo se calcolato con criteri oggettivi e documentati. In alternativa, nel 2026 acqua, luce e gas si possono pagare come fringe benefit fino a 1.000 euro (2.000 con figli a carico), e i buoni pasto restano esenti fino a 4 euro cartacei o 10 euro elettronici al giorno.

In breve
  • Nessun obbligo generale di rimborso: decidono contratti, accordi e regolamenti.
  • Rimborso esente solo con criteri oggettivi e documentati (Agenzia delle Entrate, risposte 314 e 371 del 2021).
  • Un forfait «a occhio» o il rimborso dell'intero abbonamento internet è reddito tassato.
  • Fringe benefit 2025-2027: fino a 1.000 euro esenti, 2.000 con figli a carico, utenze comprese.
  • Buoni pasto esenti anche in smart working: 4 euro cartacei, 10 euro elettronici dal 2026.
Donna con gli occhiali che fa i conti delle spese di casa con calcolatrice, bollette e portatile sul tavolo di cucina
Un rimborso per il lavoro da casa è esente solo se il calcolo è oggettivo e documentato: conta il metodo, non la cifra.

C'è un obbligo di rimborso? No, ma ci sono regole

La legge sul lavoro agile (L. 81/2017) non obbliga il datore a pagare luce, gas o internet a chi lavora da casa. Se e come rimborsare lo decidono il contratto collettivo applicato, l'accordo individuale di smart working o un regolamento aziendale. Per questo la prima cosa da fare è leggere il proprio contratto collettivo.

Una regola invece c'è, e riguarda gli strumenti: secondo l'art. 18, comma 2, della L. 81/2017, «il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore». PC e telefono forniti dall'azienda sono quindi un tema dell'azienda; le bollette di casa no, salvo accordi diversi. Cosa scrivere nell'accordo lo spieghiamo nella guida sull'accordo di smart working.

La regola fiscale: tutto è reddito, salvo eccezioni

Quando l'azienda decide di rimborsare, entra in gioco l'art. 51 del TUIR. Il primo comma dice che costituiscono reddito di lavoro dipendente «tutte le somme e i valori in genere, a qualunque titolo percepiti nel periodo d'imposta [...] in relazione al rapporto di lavoro». È il principio di onnicomprensività: di regola anche un rimborso spese è reddito, quindi tassato.

L'Agenzia delle Entrate ammette un'eccezione: non sono reddito i rimborsi di spese sostenute nell'esclusivo interesse del datore di lavoro, purché individuate con elementi oggettivi e documentalmente accertabili. Un rimborso forfettario, invece, resta fuori dal reddito solo quando è la legge a prevedere il criterio. Questo principio, richiamato nelle risposte a interpello del 2021 sullo smart working, decide quasi tutto il resto.

Nota. Le risposte a interpello riguardano il caso di chi le ha chieste, ma mostrano come ragiona l'Agenzia. Prima di applicarle, verifica il tuo caso con chi gestisce le paghe della tua azienda.

Utenze di casa: il caso dei 50 centesimi al giorno

Con la risposta n. 314 del 2021 l'Agenzia ha esaminato il caso di un'azienda che voleva riconoscere 0,50 euro per ogni giorno di lavoro in smart working. L'importo era stato calcolato voce per voce:

Erano esclusi pasti, climatizzazione estiva, internet e i costi fissi come gli allacci. Il costo stimato per il dipendente era di 0,5135 euro al giorno, il risparmio per l'azienda di 0,5105 euro. L'Agenzia ha concluso che quelle somme non sono imponibili, perché il criterio si basava su parametri oggettivi riferiti ai costi che l'azienda risparmiava e il dipendente sosteneva.

La lezione è pratica: non conta tanto l'importo quanto il metodo. Un rimborso a giornata funziona se si sa quanti giorni ciascuno ha lavorato da remoto e se il calcolo è scritto e conservato. È il dato che un sistema di presenze registra già.

Internet: perché il rimborso dell'abbonamento intero è tassato

Con la risposta n. 371 del 2021 l'Agenzia ha esaminato una società che voleva rimborsare a ogni dipendente in smart working il costo della connessione, chiavetta o abbonamento di casa. La risposta è stata negativa: quel rimborso concorre al reddito. I motivi indicati:

Diverso è il caso, ricordato nella stessa risposta, dei rimborsi documentati dei collegamenti telefonici necessari al telelavoratore per raggiungere i sistemi informatici dell'azienda, considerati non imponibili dalla risoluzione n. 357/E del 2007. Se l'azienda vuole farsi carico della connessione, la strada più pulita è legare il rimborso a elementi oggettivi e documentati oppure fornire direttamente lo strumento con un contratto aziendale, valutandone il trattamento con chi gestisce le paghe.

Fringe benefit 2026: bollette fino a 1.000 o 2.000 euro

C'è poi una strada che non richiede di dimostrare nulla sul lavoro da casa: i fringe benefit. La legge di bilancio 2025 (L. 207/2024, art. 1, commi 390 e 391) prevede che per gli anni 2025, 2026 e 2027 non concorrano al reddito, entro un limite complessivo:

DipendenteLimite annuo esenteCosa serve
Senza figli a carico1.000 euroInformativa alle rappresentanze sindacali unitarie, se presenti
Con figli fiscalmente a carico2.000 euroDichiarazione del dipendente con il codice fiscale dei figli

Due dettagli che fanno la differenza. La connessione internet non compare nell'elenco delle utenze domestiche indicate dalla norma. E la soglia va rispettata: per la regola generale dell'art. 51, comma 3, del TUIR, se il valore complessivo la supera diventa imponibile tutto, non solo la parte in eccesso. I chiarimenti applicativi sono nella circolare n. 4/E del 2025 dell'Agenzia delle Entrate.

Buoni pasto in smart working

Con la risposta n. 123 del 2021 l'Agenzia ha chiarito che i buoni pasto dati a chi lavora in modalità agile non concorrono al reddito nei limiti dell'art. 51, comma 2, lettera c), del TUIR, indipendentemente dall'orario e dalle modalità di svolgimento del lavoro. I limiti giornalieri oggi sono:

Tipo di buonoEsente fino aDal
Cartaceo4 euro al giornoInvariato
Elettronico10 euro al giorno (prima 8)1° gennaio 2026, L. 199/2025, art. 1, comma 14

Se l'azienda li dà, la parte oltre la soglia è tassata. Se i buoni pasto spettino anche nei giorni di lavoro da casa, invece, non lo dice la norma fiscale: dipende dal contratto collettivo e dalle regole aziendali.

Le strade a confronto

StradaCome funzionaTrattamento fiscaleCosa preparare
Nessun rimborsoIl dipendente sostiene i costi di casaNessunoScriverlo chiaramente nell'accordo
Rimborso con criterio oggettivoImporto calcolato su consumi e giorni da remoto documentatiNon imponibile se il criterio è oggettivo e documentato (risposta 314/2021)Metodo di calcolo scritto, registro dei giorni da remoto
Forfait o abbonamento interoCifra fissa, oppure rimborso dell'intera bolletta o connessioneReddito di lavoro dipendente (risposta 371/2021)Calcolare il costo lordo per l'azienda
Fringe benefit utenzePagamento o rimborso di acqua, luce e gasEsente fino a 1.000 o 2.000 euro l'anno, dal 2025 al 2027Informativa RSU, dichiarazione per i figli, bollette conservate
Buoni pastoBuono per le giornate lavorateEsente fino a 4 euro (cartacei) o 10 euro (elettronici) al giornoVerifica di contratto e regolamento

Per capire quanto vale in concreto il lavoro da casa per il dipendente e per l'azienda, prova il calcolatore del risparmio.

Cosa scrivere nell'accordo o nel regolamento

  1. Se c'è un rimborso, e per quali spese. Anche «nessun rimborso» va scritto, per evitare equivoci.
  2. Il metodo di calcolo. Voci considerate, parametri e fonte dei valori, come nel caso dei 50 centesimi.
  3. I documenti richiesti. Registro dei giorni da remoto ed eventuali bollette.
  4. Gli strumenti forniti. PC, telefono, connessione: chi li dà, chi li mantiene e chi ne risponde.
  5. Buoni pasto. Se spettano anche nei giorni da casa, secondo contratto e regolamento.
  6. Una data di revisione. Le soglie dei fringe benefit valgono fino al 2027 e i limiti cambiano con le leggi di bilancio: rivedi le regole ogni anno.
Attenzione. Le regole fiscali su rimborsi e benefit cambiano spesso. Questa pagina è aggiornata al 6 ottobre 2026: prima di applicarle, verifica i numeri con chi elabora le buste paga della tua azienda.

Domande frequenti

Il datore deve rimborsare internet a chi lavora da casa?

Non esiste un obbligo generale: dipende da contratto collettivo, accordo individuale o regolamento aziendale. Se l'azienda rimborsa l'intero canone senza criteri oggettivi, per l'Agenzia delle Entrate la somma è reddito tassato (risposta n. 371/2021).

In smart working spettano i buoni pasto?

Dipende dal contratto e dalle regole aziendali. Se l'azienda li riconosce, restano esenti nei limiti di legge anche per chi lavora da casa: 4 euro al giorno se cartacei e, dal 2026, 10 euro se elettronici.

Le bollette di casa si possono rimborsare senza tasse?

Sì, come fringe benefit: per il 2025, 2026 e 2027 le somme per acqua, luce e gas sono esenti fino a 1.000 euro l'anno, o 2.000 per chi ha figli a carico, insieme agli altri benefit. In alternativa con un rimborso calcolato su criteri oggettivi e documentati.

Un rimborso forfettario di pochi euro al mese è tassato?

Di regola sì: senza una norma che lo preveda, un forfait non basato su parametri oggettivi concorre al reddito. L'Agenzia ha invece accettato un rimborso di 0,50 euro al giorno calcolato su consumi stimati e documentati (risposta n. 314/2021).

Cosa succede se si supera la soglia dei fringe benefit?

Per la regola dell'art. 51, comma 3, del TUIR, se il valore complessivo supera il limite diventa imponibile per intero, non solo la parte eccedente. Conviene tenere il conto di tutti i benefit dati nell'anno.

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Fonti: TUIR, D.P.R. 917/1986, art. 51 (Normattiva) · L. 22 maggio 2017 n. 81, art. 18 (Normattiva) · L. 30 dicembre 2024 n. 207, legge di bilancio 2025 (Normattiva) · L. 30 dicembre 2025 n. 199, legge di bilancio 2026 (Normattiva) · Agenzia delle Entrate, circolare n. 4/E del 16 maggio 2025 · Agenzia delle Entrate, risposta n. 123 del 22 febbraio 2021 · Agenzia delle Entrate, risposta n. 314 del 30 aprile 2021 · Agenzia delle Entrate, risposta n. 371 del 24 maggio 2021